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KIM SNOBBA CARTER E VA A PECHINO 27/8/10

Scritto da Redazione

27 Agosto 2010

Mondo - Asia

di Junko Terao

Pyongyang tace, Pechino non smentisce ma Seoul conferma: intorno alla mezzanotte di mercoledì il treno speciale di Kim Jong-il ha varcato il confine con la Cina, “lasciando la città di Manpo per la città cinese di Jian, nella provincia del Chagang”, come ha riferito un funzionario dell’ufficio presidenziale sudcoreano all’agenzia Yonhap.

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LA SFIDA DELLO SHOGUN OMBRA 27/8/10

Scritto da Redazione

27 Agosto 2010

Mondo - Asia


C'è un partito democratico in difficoltà con un premier al governo, espressione di quel partito, che di difficoltà ne ha altrettante. E mentre tutti si sbracciano gridando che il partito deve restare unito e lavorare come un solo uomo, uno dei suoi massimi dirigenti in panchina scioglie la riserva e fa sapere, a legislatura ancora attiva, che correrà contro il premier in carica, nel partito e, dunque, per il governo. Viene in mente l'Italia ma è il Giappone. Così come, le molte affinità – almeno apparenti - tra il Giappone e l'Italia hanno spesso ricordato ai giapponesi l'esempio italiano e viceversa: ulivo in salsa di zenzero o bonsai in olio d'oliva. Chi ha più fantasia si sbizzarrisca.

Le ultime notizie dal Paese del Sol levante dicono che l'ex premier Ichiro Ozawa, dimessosi per uno scandalo legato a finanziamenti occulti,  ha deciso di render pubblica la decisione di  correre per la leadership dei democratici (DpJ), in occasione delle elezioni interne del 14 settembre in cui si deciderà la  presidenza del partito e, di conseguenza, chi sarà al timone del Paese. Una mossa che di fatto sfiducia e mette in ulteriori difficoltà Naoto Kan, l'attuale premier in carica che ha da poco sostituito  Yukio Hatoyama, altro leader democratico e buon amico di Ozawa, come lui dimessosi dopo pochi mesi.

La mossa è stata preparata con piccoli passi di avvicinamento, incontri, dichiarazioni e persino battute sino all'incontro ben pubblicizzato, ospitato da Hatoyama,  cui hanno partecipato 160 parlamentari, non tutti per forza con Ozawa ma evidentemente sensibili in qualche modo alla nuova candidatura dello  “shogun ombra”, come è stato chiamato in onore al suo grande potere nel partito. Con un esecutivo che viaggia a fatica tra traversie monetarie e una  ripresa economica che gli analisti considerano debole e soprattutto dopo una recente sconfitta elettorale (le consultazioni per il rinnovo parziale del Senato tenutesi a metà luglio), Naoto Kan potrebbe però rifiutarsi di finire nell'angolo. E qualche freccia al suo arco ce l'ha. L'Asahi Shimbun, autorevole quotidiano della capitale, nel dare il resoconto dell'incontro Ozawa-Hatoyama, non ha risparmiato allo shogun le perplessità di molti parlamentari presenti alla kermesse, specie in ordine al problema dei soldi in politica,  passo falso con cui Ozawa è scivolato e vecchia spina della politica giapponese.

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LA SVOLTA LAICA DI DACCA 24/8/10

Scritto da Redazione

24 Agosto 2010

Mondo - Asia

 

In nessuna scuola, università, ufficio pubblico si può imporre l'uso del velo o di qualsiasi altra forma di abito religioso. Lo dice la corte suprema. La notizia farebbe un relativo scalpore se la corte suprema fosse quella di un Paese occidentale dove leggi di questo tipo sono oggetto di un dibattito quasi quotidiano. Ma se la sentenza viene emessa dal tribunale supremo di un Paese islamico, che ha cioè un evidente richiamo alla religione nella Costituzione, allora la cosa acquista tutt'altro sapore.

Il Paese in questione è il Bangladesh dove c'è ora un governo laico ma che in passato ha conosciuto esecutivi con simpatie e alleanze islamiste e dove l'Islam radicale si è fatto strada soprattutto negli ultimi anni, spesso alimentato dall'intelligence di altri Paesi. L'origine sono gli insulti di un funzionario tradizionalista alla direttrice di una scuola elementare di Kurigram che il velo non lo portava. Questione e insulti, per i quali l'uomo si è poi scusato, sono finiti in tribunale dando luogo in aprile a una prima sentenza favorevole al diritto della donna a vestirsi come meglio creda. Ma l'ultimo dispositivo è andato oltre: non solo alle donne ma nemmeno agli uomini si può imporre di portare addosso segni troppo evidenti della propria fede religiosa.

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