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CALCIO E RAMADAN 25/08/09

Venerdì 10 Settembre 2010 09:50

Esteri e dintorni - Dialogo religioni

Un’intervista, una polemica. Josè Mourinho, allenatore dell’Inter è uno Special One non solo a bordo campo, ma soprattutto ai microfoni. La sua Inter campione d’Italia pareggia 1-1 con il neopromosso Bari e lui si difende così: «Muntari ha giocato male per colpa del Ramdan». La prestazione di Sulley Muntanari, centrocampista neroazzurro ghanese e musulmano praticante, contro la squadra pugliese non è stata sicuramente da dieci in pagella. Sostituito dopo mezz’ora perché le gambe non giravano, probabilmente, è la teoria del allenatore portoghese, perché il precetto del digiuno non giova agli atleti. Il Ramadan è per i musulmani il mese sacro della purificazione. Trenta giorni senza mangiare e bere se non prima dell’alba o quando il sole è tramontato, che cadono il non mese dell’anno lunare. E quest’anno in un torrido fine agosto, che per molti calciatori musulmani è coinciso con l’inizio della nuova stagione calcistica. Le esternazioni di Mourinho hanno subito innescato la polemica. «Credo che Mourinho potrebbe parlare un po’ di meno – afferma Mohamed Nour Dachan, presidente dell’UCOII (Unione delle comunità ed organizzazioni islamiche in Italia) - «Un giocatore praticante non è detto che renda meno, perché sappiamo dalla Medicina dello Sport che la stabilità mentale e la psicologia nello sportivo lo fanno rendere moltissimo sul campo». Anzi un calciatore religioso renderà molto di più, «perché avrà sicuramente una psicologia molto tranquilla». Il portoghese non è però l’unico allenatore a pensarla in questo modo. Dalla panchina del Paris Saint Germain, Antoine Kombouare, fa sapere che fino allo scadere dei 30 giorni non convocherà più i giocatori fedeli al mese della purificazione. Dello stesso avviso Samir Nasri, stella dell’ Arsenal di Arsene Wenger, deciso a «non digiunare perché il mio fisico non me lo permette». Un approccio più soft è quello del francese del Siena, Abdel Kader Ghezzal, nato in Francia da genitori algerini e musulmano praticante: digiuno solo nei giorni di riposo. O il fantasista del Genoa Kharja, che aspetta il tramonto per allenarsi. Dall’Egitto la possibile soluzione al dilemma: un’alta autorità islamica ha emesso una fatwa che autorizza i calciatori a derogare dalla regola del digiuno durante il Ramadan. Un editto religioso che arriva giusto in tempo, dal 24 settembre, infatti, si svolgerà in Egitto la Coppa del mondo Under 20. Un modo per non ostacolare la preparazione dei giocatori, poco gradita ai religiosi più rigidi: «Il calcio è solo un gioco, non un’attività essenziale nella vita, che giustifichi di infrangere il digiuno». Uno a uno e palla al centro. Foto di Jorge-11 su Flickr

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