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DOMANDE E RISPOSTE SULLA SOCIETA' CIVILE 18/7/10

Mercoledì 08 Settembre 2010 12:13

Commenti e Opinioni - Le parole degli altri

Come aderenti al network di "Afgana" volentieri pubblichiamo le premesse dell'incontro predisposto da  Afgana e promosso da InAsia (federazione di associazioni italiane che si occupano di studi asiatici) e dall’Università degli studi di Milano


Call for papers: Il ruolo della società civile in Asia nei processi di pace e ricostruzione



Nel contesto delle attività di Afgana, rete italiana di associazioni e studiosi che è parte di ENNA (European Network of NGOs in Afghanistan) e che in questi anni si è impegnata affinché maggiore attenzione venisse data dal governo italiano e, in generale, dalla cooperazione internazionale, alla ricostruzione del tessuto sociale afgano, è stato approvato dal Ministero degli Affari Esteri un progetto che è coordinato da INTERSOS, da InAsia, federazione di associazioni italiane che si occupano di studi asiatici, e, per la parte di ricerca, dall’Università degli studi di Milano.

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EUROPEAN WRITERS COUNCIL SULLA LIBERTA' DI STAMPA E DI ESPRESSIONE IN ITALIA

Mercoledì 08 Settembre 2010 12:13

Commenti e Opinioni - Le parole degli altri

Riceviamo e pubblichiamo qui di seguito la lettera aperta che lo European Writers’ Council, federazione di Associazioni nazionali e transnazionali di autori in 33 paesi Europei, comprendente più di 60 organizzazioni e con sede a Bruxelles, ha redatto per ribadire il valore fondamentale della libertà di stampa e libertà di espressione in Europa, in riferimento all’attuale dibattito in Italia riguardante il progetto di legge sulle limitazioni per giornali e media.

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Tuzzi: "I ricercatori penalizzati dalla riforma Gelmini a fianco della protesta contro il Ddl Alfano"

Mercoledì 08 Settembre 2010 12:13

Commenti e Opinioni - Le parole degli altri

Sono Stefania Tuzzi e faccio parte di una rete di ricercatori, la rete 29 Aprile che coinvolge 40 atenei italiani in lotta contro il Disegno di legge Gelmini. Sono convinta che in Italia sia in atto una fase di oscuramento totale. Quello che si sta cercando di fare con ogni mezzo è di ridurre la capacità di reazione delle persone. Questo decreto intercettazioni, così come la legge sulla scuola e sulle università portata avanti dalla Gelmini e i tagli alla cultura, sono parte di un unico progetto. Si vuole diminuire l’informazione e soprattutto si vuole ridurre la possibilità di formare menti pensanti, che possano in qualche modo opporsi a questo modo di condurre le cose. I giornali non potranno più parlare e i giovani non saranno più formati adeguatamente per capire ciò che sta succedendo. E’ un attacco pesante quello che si sta portando avanti in Italia, e che mira ad assicurarsi nel futuro un silenzio generale. Solo le dittature storicamente hanno avuto paura di scuola, cultura e informazione. Forse perché consentono alle persone di pensare. Ma perché si vuole annientare tutto questo, che c’è dietro questo disegno? Noi ricercatori stiamo portando avanti una battaglia che è l’estremo tentativo di opporsi ad un Disegno di legge che porterà alla progressiva chiusura dell’università pubblica. Noi vogliamo una università libera, pubblica e aperta, e per questo stiamo lottando. L’università, come la scuola, la cultura e l’informazione fanno paura. Noi formiamo cittadini in grado di pensare con la propria testa, mentre quello che si vuole è formare sudditi. Continuo a pensare che aveva ragione don Milani, quando diceva che se c’è una persona che sa cinquecento parole e una che ne sa duemila, una è l’operaio e l’altra è il padrone. Noi ricercatori continueremo a combattere contro tutti i bavagli, per continuare ad insegnare duemila parole.

 

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Cucchi: "Con il ddl il nostro caso archiviato"

Mercoledì 08 Settembre 2010 12:13

Commenti e Opinioni - Le parole degli altri

Io non posso non pensare che se ci fosse stato impedito di divulgare le foto del corpo martoriato di mio fratello nessuno si sarebbe reso conto della gravità di quello di cui stavamo parlando. E sono convinta che la nostra vicenda sarebbe stata archiviata immediatamente.
Se il 22 ottobre fosse stata in vigore questa legge non avremmo sicuramente potuto far vedere le foto. Sono state proprio quelle foto che hanno fatto in modo che ci fosse questa presa di coscienza e che ci si rendesse conto che quello che dicevamo era vero. E non posso non pensare che magari se questa legge verrà approvata così come è, e se la stessa la cosa che è capitata a noi dovesse capitare ad altre famiglie,e quelle famiglie non avranno modo di far vedere gli atti perché purtroppo molto spesso l'unico modo di convincere un pm a  fare le indagini è proprio quello di divulgare gli atti alla stampa.
Prima che ci capitasse questo dramma ne avevo sentito parlare mille volte, ma non mi rendevo conto di quanto fosse diffusa questa realtà, e soprattutto che è qualcosa che può capitare a chiunque. Anche alle persone normalissime, in ogni famiglia. Perché poi tutto sommato chiunque di noi può sbagliare, poi però succedono delle cose che sono inammissibili in Italia, e l'unica arma che abbiamo per provare a fare in modo che non accadano mai più è proprio parlarne. Se ci viene impedito devo pensare che di casi come il nostro ne potranno accadere anche in futuro, e qualcun altro in qualche modo si sentirà legittimato ad agire nella stessa maniera.

Lei sarà sul palco il primo luglio: quale sarà il  messaggio?
Io l'ho sempre detto che il ruolo dei mezzi d'informazione è stato fondamentale nella mostra vicenda. Proprio perché senza il vostro intervento non avremmo potuto parlarne, e il nostro caso sarebbe stato archiviato. Non saremmo stati probabilmente neanche creduti, per cui io mi batterò.
Io credo che l'unico modo, e lo dico come sorella, per provare a dare un senso a quello che è accaduto a mio fratello è provare a fare in modo che quello che è successo a lui non debba succedere a nessun altro. Ovviamente questa battaglia non mi ridarà mio fratello, nessuno più me lo potrà ridare, però almeno potrò provare a dare un senso a questo grande dolore".

 

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Rodotà, “Non si tutela così la privacy, è un diritto dei cittadini quello di sapere”

Mercoledì 08 Settembre 2010 12:13

Commenti e Opinioni - Le parole degli altri

“Aderisco ovviamente perché sia sulla questione della legge che sui tagli alla cultura mi sono già ampiamente espresso. Le ragioni sono molto semplici: quella riguardante la legge sulle intercettazioni, la legge bavaglio per intenderci, mi pare che sia una conferma del valore dell'iniziativa presa dal momento che il numero elevatissimo di adesioni, centinaia di migliaia,  all'appello che è stato lanciato ha avuto certamente un peso nelle decisioni politiche che sono state prese in questo periodo e che hanno messo in discussione la legittimità di quel tipo di legislazione, comunque di alcune sue parti e che stanno rendendo difficile l'approvazione fulminea che era stata chiesta dal presidente del Consiglio.
Per quanto riguarda i tagli alla cultura i commenti sono quasi ovvi: un paese che fa i tagli alla cultura è un paese che, non come è stato detto, rinuncia alla propria identità ma che rinuncia anche al proprio futuro, cioè alla possibilità di avere nella cultura uno strumento importante di organizzazione sociale, di crescita complessiva del paese”.

Tornando alla legge sulle intercettazioni: uno degli argomenti usati per giustificarla soprattutto dal presidente del Consiglio Berlusconi è la difesa della privacy un tema a lei molto caro su cui è stato sempre impegnato. Regge questa argomentazione?
“Assolutamente no, perché se si vuole un'effettiva e difendibile tutela della privacy è sufficiente intervenire, e io avevo anche proposto che si facesse uno stralcio, sulle intercettazioni estranee alla materia dell'indagine o che pur riguardando persone indagate si riferiscono a conversazioni del tutto indifferenti per quanto riguarda le indagini. Irrilevanti. Se fosse stato fatto questo tipo di stralcio ci sarebbe stata un'approvazione rapidissima, con benefici certamente per la tutela delle privacy delle persone che non sono coinvolte nelle indagini.
Per quanto riguarda invece tutto ciò che riguarda le intercettazioni ma più in generale gli atti giudiziari qui entra in gioco un altro principio, e cioè quello della cosiddetta ridotta aspettativa di privacy delle figure pubbliche, che non è un'invenzione di queste settimane perché nel 1998 fu approvato dal Garante e dall'Ordine dei giornalisti un codice di deontologia professionale che è una vera e propria norma, applicabile anche dall'autorità giudiziaria, che all'articolo 6 dice che c'è una tutela ovviamente della privacy delle cosiddette figure pubbliche a condizione che le informazioni che li riguardano non abbiano alcuni rilievo per la valutazione della loro attività. Ora non c'è dubbio quindi che tutto quello di cui stiamo parlando e di cui si vorrebbe impedire l'approvazione invece riguarda direttamente l'attività di questi soggetti, quindi ha rilievo e i cittadini lo devono sapere perché, oltre ai controlli che ci sono amministrativi contabili e giudiziari, c'è il giudizio dei cittadini su chi esercita questo tipo di attività”.
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