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In memoria di Toni Fontana

Mercoledì 08 Settembre 2010 12:14

Commenti e Opinioni - Commenti

No, non avrei mai immaginato di dover scrivere di Toni. Di dover scrivere che Toni Fontana è morto. L'amico degli  ultimi vent'anni, l'amico che mi aveva scelto come testimone alle sue nozze con Barbara, in chiesa - da agnostico - per rispetto a lei e alla sua fede profonda. L'amico sulla cui terrazza, assieme a un piccolo gruppo di uomini e donne, abbiamo condiviso ideali sani, risa, gli immancabili piatti di pasta al sugo. L'amico coerente, il cronista di razza, l'uomo che ha raccontato le guerre così come ha raccontato la deriva razzista del nostro paese nel suo ultimo libro (edizioni Nutrimenti), che guarda caso s'intitola L'apartheid. L'uomo del profondo Nord-Est, Feltre, provincia di Belluno, cresciuto bene da una donna ritrovatasi vedova e con due figli troppo presto. L'uomo che ha faticato: gli studi a Bologna, e lì i primi passi nel giornalismo. E poi Roma, la Roma degli anni Novanta, la stagione da inviato di guerra, dalla Guerra del Golfo del 1991, al lungo conflitto balcanico, passando per quell'amore profondo per l'Africa raccontato con una capacità rara di coniugare la pietas per il destino degli uomini con l'onesta e chiara descrizione della realtà che vide con i propri occhi. Anche realtà dure: i cadaveri in un fiume del Centro Africa, le migliaia di profughi, l'umanità dolente tra Croazia e Bosnia. Realtà dure, durissime, quasi impossibili da digerire, descritte con quel rispetto raro che ogni cronista dovrebbe avere.

Uomo di poche parole, uomo che della sua montagna aveva conservato il passo costante e la serietà, Toni Fontana amava veramente il suo lavoro di giornalista, cronista, interprete della realtà. Non credo avrebbe potuto fare altro se non questo, nella sua vita. Questo non vuol dire che nella vita non avesse altro. La sua famiglia, sua moglie Barbara, di cui s'innamorò in un batter d'occhio, la loro amatissima figlia Beatrice, il loro comune affetto per la Spagna. E il suo amore per la famiglia, per ciò che c'è fuori dal lavoro, oltre il lavoro, fuori dalle beghe professionali, ne faceva l'uomo che Toni Fontana è stato per tutti i 55 anni della sua vita, stroncata da un infarto, stanotte, mentre partecipava a un convegno - non deve stupire, appunto... - sulla legalità. Toni Fontana è stato (questo tempo passato è terribile) un uomo di grandi passioni, sempre, un uomo che ha ingoiato la vita. Forse il suo cuore non ha retto a questo abbraccio così forte e potente, in cui Toni cercava di contenere tutto.

Chissà perché, mentre piango da stamane la sua mancanza, mi viene in mente una passeggiata sulle Dolomiti, in cui ci insegnava a camminare. Lento o veloce, non ha importanza. L'importante è mantenere sempre lo stesso passo, senza mai cambiare. La sua coerenza era tutta qui. Assieme a un'ironia che tutti noi che l'abbiamo conosciuto ci portiamo dentro, nel nostro lessico famigliare, nelle stesse boutade che ancora usiamo dopo tanti anni. Sempre uguali, anch'esse, come il suo passo in montagna.

Per chi volesse ricordare Toni, i modi sono vari. C'è anzitutto L'Unità, il suo giornale, da sempre. Sull'Unità online è stato aperto lo spazio ai commenti. E poi c'è la sua pagina Facebook, per inviargli - per così dire - un messaggio personale. Come qualcuno ha già fatto.

CONTRO LA LEGGE BAVAGLIO NASCE “PRIMO LUGLIO” COORDINAMENTO DELLE ASSOCIAZIONI

Mercoledì 08 Settembre 2010 12:14

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ln vista della giornata di mobilitazione contro la legge bavaglio di Piazza Navona a Roma , su iniziativa della FNSI è nato "Primo Luglio" il coordinamento tra le associazioni Articolo 21, Associazione 5/12, Lettera 22, Reporter Senza Rete, e le emittenti radiofoniche Radio Città Futura e Radio Articolo 1. Da lunedì a giovedì, sotto la sigla della Federazione Nazionale della Stampa che ha lanciato la manifestazione, saranno realizzate interviste e diversi approfondimenti sia in audio che testuali, a disposizione delle numerose testate operanti sul territorio nazionale. Una iniziativa, precisano i responsabili delle associazione, per dimostrare l'esigenza di tenere accesi i riflettori sul disegno di legge Alfano e per dar voce ai soggetti e ai temi che verrebbero oscurati se passasse un provvedimento che colpisce al tempo stesso il lavoro dei giornalisti e il diritto dei cittadini di conoscere le vicende del Paese. Una campagna di informazione non legata esclusivamente al capitolo "bavagli" ma anche a quello dei tagli che interessano il mondo della ricerca, della musica e della cultura. Da Lunedì sui siti delle Associazioni sarà possibile leggere e ascoltare i materiali che verranno prodotti dal coordinamento e rilanciati, in contemporanea, sia dalle agenzie di stampa che dai media italiani.

IL BAVAGLIO ITALIANO 20/6/10

Mercoledì 08 Settembre 2010 12:14

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A Lettera22 stiamo pensando a un'iniziativa che, a partire della manifestazione del 1 luglio, ossia la protesta contro il ddl Alfano, possa mettere assieme tutte le diverse forme di giornalismo non esattamente inquadrate nel contratto nazionale: le forme in cui, specie in rete, si forma l'informazione diffusa nel web e nel nostro Paese: pensiamo all'Agenzia Amisnet, alla nuova esperienza di LiberaTv, a Il Cassetto o a PeaceReporter, ai vari caffè letterari, agenzie multimediali, associazioni formali e informali che fanno informazione. Vorremmo dunque aderire alla manifestazione del 1 luglio promossa dalla Fnsi e da diversi soggetti ma dando voce ad altre esperienze simili alla nostra: confluire insomma nella protesta del 1 luglio ma creando al contempo una rete tra questi soggetti spesso nascosti e un po' clandestini che però sono la spina dorsale dell'informazione in rete, fanno prodotti di buona qualità, creano link e rimandi che ci consentono di restare informati. Siamo tantissimi e assai poco tutelati, ognuno per suo conto. Ma il ddl colpisce anche noi, anzi, noi più di altri. Teneteci d'occhio per un paio di giorni e intanto pensateci....Vediamo se riusciamo a prenderci sottobraccio il 1 luglio e magari anche dopo

 

RENHO, PRIMA MINISTRA MULTIETNICA DI TOKYO 10/6/10

Mercoledì 08 Settembre 2010 12:14

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di Junko Terao

Il nuovo esecutivo giapponese, annunciato martedì dal neo-eletto premier Naoto Kan, si è già guadagnato due meriti: è riuscito a risollevare la fiducia dei cittadini nei confronti del governo, negli ultimi tempi precipitata al 19%, portandola al 62%, e ha tra i suoi membri un ministro di sangue misto. Renho, al secolo Chen Shui-bian, oltre ad essere una delle uniche due donne del team di Naoto Kan, è anche il primo membro hafu (termine usato per indicare i figli di coppie miste, nipponizzazione dell’inglese half, metà) del parlamento giapponese a ricoprire una carica di così alto livello. Un particolare da non sottovalutare dato che si parla del paese che le Nazioni Unite, in un rapporto del 2006, definiva “profondamente razzista e xenofobo”.

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FLOTILLA, RIFLESSIONI A BOCCE FERME 9/6/10

Mercoledì 08 Settembre 2010 12:14

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Forzare il blocco di Gaza non è solo un atto poltico e una dimostrazione delle regioni del pacifismo. Non lo è - scrive per Lettera22 Gianni Rufini - perché si è mischiata a quell'azione anche la componente umanitaria. E, avverte lo studioso "sfruttare l’aiuto umanitario a fini politici è oggi una delle azioni più ricorrenti, e potenzialmente pericolose, nelle relazioni politiche". Un punto di vista che ospitiamo volentieri

Gianni Rufini*

Passata l’emozione del momento terribile, lo shock della morte di nove persone, lo spettacolo della violenza, gratuita e tragica, forse è tempo di fare una riflessione critica su Freedom Flotilla. Il successo politico dell’iniziativa è stato evidente, sia pure ad un prezzo abnorme, così come è fuori discussione la solidarietà con le vittime di quella assurda aggressione. Ma da un punto di vista umanitario, quello di chi guarda alla possibilità di salvare delle vite a Gaza, i protagonisti di questa avventura hanno causato non pochi danni.

Sfruttare l’aiuto umanitario a fini politici è oggi una delle azioni più ricorrenti, e potenzialmente pericolose, nelle relazioni politiche. L’umanitarismo,  quell’idea universalistica per cui tutti abbiamo un uguale diritto all’assistenza, rimane l’unica area autenticamente “etica” nelle relazioni internazionali, il nucleo centrale e minimo del concetto stesso di “diritto”. L’asserzione più forte dell’uguaglianza  tra tutti gli uomini.

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Zona22
il supplemento culturale di Lettera22 diretto da Attilio Scarpellini

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