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In memoria di Toni Fontana

Venerdì 10 Settembre 2010 10:39

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No, non avrei mai immaginato di dover scrivere di Toni. Di dover scrivere che Toni Fontana è morto. L'amico degli  ultimi vent'anni, l'amico che mi aveva scelto come testimone alle sue nozze con Barbara, in chiesa - da agnostico - per rispetto a lei e alla sua fede profonda. L'amico sulla cui terrazza, assieme a un piccolo gruppo di uomini e donne, abbiamo condiviso ideali sani, risa, gli immancabili piatti di pasta al sugo. L'amico coerente, il cronista di razza, l'uomo che ha raccontato le guerre così come ha raccontato la deriva razzista del nostro paese nel suo ultimo libro (edizioni Nutrimenti), che guarda caso s'intitola L'apartheid. L'uomo del profondo Nord-Est, Feltre, provincia di Belluno, cresciuto bene da una donna ritrovatasi vedova e con due figli troppo presto. L'uomo che ha faticato: gli studi a Bologna, e lì i primi passi nel giornalismo. E poi Roma, la Roma degli anni Novanta, la stagione da inviato di guerra, dalla Guerra del Golfo del 1991, al lungo conflitto balcanico, passando per quell'amore profondo per l'Africa raccontato con una capacità rara di coniugare la pietas per il destino degli uomini con l'onesta e chiara descrizione della realtà che vide con i propri occhi. Anche realtà dure: i cadaveri in un fiume del Centro Africa, le migliaia di profughi, l'umanità dolente tra Croazia e Bosnia. Realtà dure, durissime, quasi impossibili da digerire, descritte con quel rispetto raro che ogni cronista dovrebbe avere.

Uomo di poche parole, uomo che della sua montagna aveva conservato il passo costante e la serietà, Toni Fontana amava veramente il suo lavoro di giornalista, cronista, interprete della realtà. Non credo avrebbe potuto fare altro se non questo, nella sua vita. Questo non vuol dire che nella vita non avesse altro. La sua famiglia, sua moglie Barbara, di cui s'innamorò in un batter d'occhio, la loro amatissima figlia Beatrice, il loro comune affetto per la Spagna. E il suo amore per la famiglia, per ciò che c'è fuori dal lavoro, oltre il lavoro, fuori dalle beghe professionali, ne faceva l'uomo che Toni Fontana è stato per tutti i 55 anni della sua vita, stroncata da un infarto, stanotte, mentre partecipava a un convegno - non deve stupire, appunto... - sulla legalità. Toni Fontana è stato (questo tempo passato è terribile) un uomo di grandi passioni, sempre, un uomo che ha ingoiato la vita. Forse il suo cuore non ha retto a questo abbraccio così forte e potente, in cui Toni cercava di contenere tutto.

Chissà perché, mentre piango da stamane la sua mancanza, mi viene in mente una passeggiata sulle Dolomiti, in cui ci insegnava a camminare. Lento o veloce, non ha importanza. L'importante è mantenere sempre lo stesso passo, senza mai cambiare. La sua coerenza era tutta qui. Assieme a un'ironia che tutti noi che l'abbiamo conosciuto ci portiamo dentro, nel nostro lessico famigliare, nelle stesse boutade che ancora usiamo dopo tanti anni. Sempre uguali, anch'esse, come il suo passo in montagna.

Per chi volesse ricordare Toni, i modi sono vari. C'è anzitutto L'Unità, il suo giornale, da sempre. Sull'Unità online è stato aperto lo spazio ai commenti. E poi c'è la sua pagina Facebook, per inviargli - per così dire - un messaggio personale. Come qualcuno ha già fatto.

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