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SANTARCANGELO, IL FASCINO TOTALITARIO DEL CONTEMPORANEO 28/7/10

Venerdì 10 Settembre 2010 09:47

Arte e Cultura - Teatro Italiano

Un excursus su alcuni spettacoli visti all'ultima edizione del festival di Santarcangelo. Dove sembra che il teatro non cominci mai e molto spesso si parla di fine di Graziano Graziani

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LE TRE SORELLE SHAKESPIRIANE DI MARTA GILMORE 23/6/10

Venerdì 10 Settembre 2010 09:47

Arte e Cultura - Teatro Italiano

"Solo il figlio è vivo" (Roland Barthes)

di Attilio Scarpellini.  Siena 20 giugno 2010.  Sono in tre, seduti su una panca, due ragazze e un giovane uomo. Sono eleganti, le donne in nero, l’uomo un po’ ingessato in un abito quasi matrimoniale. Non assomigliano che a se stessi, agli attori che sono – in ordine di schieramento, Elisa Porciatti, Laura Riccioli e Armando Iovino – e sui loro visi sovreccitati, rivolti al pubblico, passano, come nubi che corrono sul cielo, i segni frementi dell’attesa: ossessivi e deliranti nella prima, che punta il dito verso il nulla, sensuali e sdilinquiti nella seconda, nevrotici e untuosi nel terzo. Sono tre fratelli, anzi, come diverrà chiaro non appena romperanno il silenzio, tre sorelle e, per tutto costume di scena, indossano tre nomi altisonanti: Goneril, Cordelia e Regan. Come calciatori in panchina aspettano  di essere ricevute dal padre per dividere il regno e nell’attesa proiettano sogni, speranze, conflitti in un fitto dialogo che sarà l’unica forma di mutazione scenica a cui per un’ora scarsa verranno intensamente sottoposte: una trama relazionale che, a forza di contaminare voci e corpi, finisce per richiamare l’intero impianto di quello che è forse il vertice poetico del teatro di Shakespeare, il Re Lear. Senza Lear, lo spettacolo di Marta Gilmore che dopo aver vinto come studio il premio  Lia Lapini l’anno scorso è tornato sul palcoscenico del Festival Voci di Fonte di Siena, offre l’inedito piacere di un ritorno al grado zero della finzione.  Se si può “essere un altro” al punto di non curarsi neanche della propria apparenza, senza travestire il corpo e la voce, come Armando Iovino che nel ruolo di Cordelia finisce nudo davanti al pubblico – con un ironico corto-circuito della natura nell’antinaturalismo - allora si può essere anche molti “altri”: sbattere le ciglia per far apparire Gloucester, girarsi bruscamente ed  essere Kent o il Francia (presentato in una irresistibile versione franco-barese), finché le tre donne non divengono anche, per un momento, tre uomini. Senza Lear è una ronde di possessioni e di trasformazioni che si comunica per contagio da un attore all’altro e dagli attori al pubblico, investendolo con le onde sempre più alte di una comicità naufraga che solo la misura della regia trattiene nel suo ring (un green ispido e posticcio), impedendole di esondare nella farsa (che è ormai il registro canonico delle riscritture shakespiriane). E’ Shakespeare più Cechov, non solo per la scontata evocazione delle Tre sorelle, ma perché togliendo al vortice della tragedia il rocchetto della figura paterna – senza Lear dall’inizio alla fine - e trasformando quest’ultima in una proiezione meramente simbolica, tanto irraggiungibile quanto vuota (chissà se la Gillmore è una lettrice di Lacan…) sulla scena resta solo la malinconica commedia dell’impotenza filiale: uno spazio sospeso nell’assenza dell’evento, una stanza dei giochi saturata dai fantasmi dell’azione. E’ nella dilazione della maturità – dell’eredità e del potere - che l’improvvisazione adolescenziale si illude di colmare la distanza tra sé e il padre, mentre la sta fatalmente approfondendo. E’ nella rivalità mimetica tra le sorelle, nel gioco delle parti che avvelena i rapporti in ogni “buona” famiglia, che si consuma il dramma sottostante a questa performance rapida e accattivante come una sessione di atletismo: il disagio e l’ambivalenza di una generazione obbediente che vorrebbe sostituire i padri ma non osa ucciderli (o viceversa: che li vorrebbe uccidere, ma non osa sostituirli). Certo, nel vitalismo di una partitura testuale che appare interamente spostata sullo scambio attoriale, euforizzata dalla frenesia espressiva di tre interpreti davvero straordinari, Senza Lear riesce a dimostrare, una volta in più, che solo il figlio è vivo – vivo e in qualche modo capace di godere (come Goneril che, negli interstizi del protocollo, se la spassa con i cavalieri). Ma nel contempo, la natura, inesorabilmente borghese, di questo godimento non sembra sfuggire a Marta Gilmore. Questi (queste) simpatici desideranti in lotta contro la gerontocrazia che trasumanano a grande velocità dalla reticenza alla brama sono incantevoli e, a tratti, repellenti proprio in ciò che hanno di più incantevole: uno spudorato sentimentalismo. Come tutti gli eterni adolescenti, come tutti gli eterni consumatori cresciuti alle spalle del Padre (e all’ombra del Capitale) cantando we are the children, we are the world.

CHE COSA E' L'ETI? I FATTI E LE CIFRE DELL'ENTE CHE IL GOVERNO VUOLE CHIUDERE 16/6/10

Venerdì 10 Settembre 2010 09:47

Arte e Cultura - Teatro Italiano

Il governo lo vuole sopprimere, anche se è l'unico istituto italiano di promozione di un teatro che, tra tagli e delocalizzazioni, rischia seriamente di perdere la propria dimensione nazionale (ed europea). Ecco perché in questi giorni di disagi e di proteste per i tagli alla cultura, che si configurano anche come una delle tante rese dei conti antropologiche della destra di potere contro categorie sociali sgradite, i rappresentanti istituzionali del Mibac, a cominciare dal sottosegretario Francesco Maria Giro e dall'on.le Gabriella Carlucci, si sforzano di dimostrare un teorema: L'Eti è inutile. Oggi i lavoratori dell'Eti rispondono, bilanci alla mano. Risposta che volentieri pubblichiamo

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NON SPARATE SU SAVIANO 7/6/10

Venerdì 10 Settembre 2010 09:47

Arte e Cultura - Teatro Italiano

Attacchi, smentite, precisazioni: Roberto Saviano non smette di fare notizia, ma anche di essere malinteso nella sua complessità di uomo e di scrittore. Riproponiamo "così come era" l'articolo di Katia Ippaso pubblicato su Lettera 22 alla fine dello scorso anno (e che all'epoca avevamo intitolato "Il corpo di Saviano"). Perché, a parte il titolo, c'è, sorprendentemente, ben poco da aggiornare.

di Katia Ippaso

 

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ALLIBITI. NINNI CUTAIA (ETI) CONTRO I TAGLI ALLA CULTURA. INTERVISTA

Venerdì 10 Settembre 2010 09:47

Arte e Cultura - Teatro Italiano

 

"La manovra economica viene usata per punire categorie sgradite al governo, come gli artisti? Mi auguro che non sia così, ma ora il sospetto è forte." Parla il direttore di un ente indispensabile per il futuro del teatro italiano che Tremonti considera "inutile"E del quale, anche dopo lo stralcio del decreto richiesto dal Presidente della Repubblica, resta incerto il destino.

Graziano Graziani

I tagli previsti dalla manovra finanziaria colpiscono nuovamente il mondo culturale, già messo a dura prova dal taglio del Fus, il fondo unico per lo spettacolo (circa il 25% in meno). Nel decreto figurava una lista di 232 enti “inutili”, stralciata all’ultimo momento su consiglio del Quirinale, che ha mandato su tutte le furie persino il ministro Bondi, che si è sentito esautorato. Ora quella lista verrà riconsiderata assieme al ministero. Ma ce n’è un’altra, che conta 24 agenzie pubbliche, tra le quali figura l’Ente Teatrale Italiano, il cui destino non è chiaro. Resterà nel decreto? Sarà revisionata dal ministero anch’essa?

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Zona22
il supplemento culturale di Lettera22 diretto da Attilio Scarpellini

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