1. Skip to Menu
  2. Skip to Content
  3. Skip to Footer>

IL TEMPO PUNTUALE DI DON DELILLO

PDF Stampa E-mail

 

C’è un’immagine che apre e chiude Punto Omega, l’ultimo romanzo di Don DeLillo (traduzione di Federica Aceto, Einaudi editore, 2010)  e come tutto il libro ha a che vedere con il tempo. E’ quella di  uno schermo appeso nella sala di un museo che diffonde un film, Psycho di Alfred Hitchock, ma spasmodicamente rallentato, fino a raggiungere le 24 ore di durata, un tempo assurdo che non consente alcuna visione integrale allo spettatore, tranne a non rassegnarsi a restare chiuso nella sala per un’intera giornata. di Jean Roux
Eppure, l’unica cosa che davvero si scoprirà alla fine di questo piccolo arcano romanzesco che viene presentato come un thriller è che questa videoinstallazione in cui il tempo si fa sensibile fino a una straziante puntualità è troppo assurda per non essere vera: Hour Psycho di Douglas Gordon è stata esposta per la prima volta nel 1993 a Glasgow e a Berlino, e poi è stata ospitata nell’estate del 2006 al Moma di New York, dove presumibilmente lo scrittore americano, gran consumatore di arte contemporanea, l’ha vista. E’ in questa lentezza straniante, in cui il delitto di Norman Bates perde progressivamente di senso facendo affiorare un’altra realtà – l’insensata intensità di ogni singolo fotogramma in cui l’immagine totale si scompone – che De Lillo sprofonda il segreto di un libro che sembra scritto apposta per confondere il lettore: con una storia che poi non si conclude, con un segreto che invece non vien svelato, con dei personaggi che la vita porta in una direzione opposta a quella che il loro carattere, i loro progetti, le loro aspettative sembravano delineare. Un giovane cineasta vuole girare un film che ha un unico protagonista: un ex consulente del Pentagono che ha fornito la sua opera intellettuale per giustificare l’invasione dell’Afghanistan e la guerra in Iraq. Ma questo secondo personaggio respinge l’invito: la vita vera – dice – non può essere imprigionata in un film e neanche in un romanzo, “la vita vera si svolge quando siamo soli, quando pensiamo, percepiamo, persi nei ricordi, trasognati, eppure presenti a noi stessi, gli istanti submicroscopici”. Gli istanti submicroscopici, i piccoli momenti che lo sguardo non può afferrare, sono indisponibili anche alla telecamera più paziente, esistono in un luogo, sospeso tra il dentro e il fuori, a cui la rappresentazione non ha accesso. Jim Finley, il cineasta, bracca Richard Elster, lo studioso, per metterlo con le spalle contro il muro di una clamorosa confessione: vuole la verità ultima sui motivi che lo hanno spinto a sostenere l’amministrazione Bush in una guerra sanguinaria e disastrosa. Elster, per nulla pentito di quel che ha fatto – e soprattutto di quel che ha scritto – lo invita nel suo buen retiro nel deserto della California (la scena più simile a quella irachena) e lo depista, trasformandolo nel testimone della sua vita quotidiana più frugale e delle sue elucubrazioni più sottili. Il giovane vorrebbe sentirlo parlare della storia, il vecchio gli risponde con il cosmo, con le teorie del Padre Theilhard de Chardin, con quel “punto omega” a cui l’intera biologia tende che è il punto in cui anche l’uomo, il tempo, torneranno nella materia inerte. Ma il giovane artista progressista e il vecchio intellettuale neo-conservatore, come poi si capirà, hanno entrambi torto.
DeLillo non è uno scrittore facile: senza la sua scrittura icastica, compatta, da cui ogni immagine si stacca come una stalattite – aprendo davanti al lettore una via completamente nuova rispetto a quella suggerita dalla trama – i suoi romanzi più brevi, come Body Art o questo Punto Omega , collasserebbero nel loro smarrimento. In apparenza i suoi personaggi non ragionano come le persone reali, in realtà i loro discorsi sollevano la polvere dei pensieri non detti, registrano il rumorio delle impressioni sfuggenti che sono il lievito inespresso di ogni vita – i suoi personaggi non si sviluppano, si sedimentano come concrezioni di misteriosi cristalli. Richard Elster, il filosofo bellicista di Punto Omega, dà l’impressione di parlare al suo interlocutore nel modo in cui personaggi reali della cerchia di intellettuali neo-conservatori che si muoveva attorno all’amministrazione Bush – come il citato Paul Wolfowitz – non hanno mai parlato a se stessi: dice quel che pensa e pensa quel che dice e tuttavia proprio questa sincerità, che disarma il cineasta indagatore, si rivela come la peggiore delle reticenze. Elster che nella sua villa di San Diego crede di aver fermato il tempo in una contemplazione che lo pietrifica verrà scalzato dal suo piedistallo filosofico dall’irruzione di un evento totalmente inaspettato: il rapimento della figlia, l’unico essere che visibilmente ama, il punto friabile di una vita blindata nella meditazione. Finley che fino allora ha creduto di inseguirlo per trasformare la sua vita in un lungo piano sequenza degno de L’Arca Russa, dopo la scomparsa della ragazza dimentica il suo film e accompagna il vecchio in una ricerca infruttuosa e, soprattutto, nella discesa agli inferi di una brusca senescenza: entrambi si ritrovano con due verità in meno e un’esperienza in più, quella, crudamente sentimentale, di un incontro e di un’amicizia. “Ormai non ci sarebbe più stato, nemmeno un fotogramma – scrive De Lillo – Lui non avrebbe avuto la forza di volontà, né il semplice coraggio per farlo, e nemmeno io. La storia era qui, non in Iraq o in Afghanistan, e noi ce la stavamo lasciando alle spalle, e ce la stavamo portando dietro, tutti e due.”

 

Arte e Cultura - Recensione Libri

Zona22
il supplemento culturale di Lettera22 diretto da Attilio Scarpellini

Comunicazione

Lettera22 opera come agenzia di comunicazione, ufficio stampa e servizi editoriali