1. Skip to Menu
  2. Skip to Content
  3. Skip to Footer>

CALENDARIO AFGANO 28/5/10

Venerdì 10 Settembre 2010 09:47

Afghanistan

Kabul vuole negoziare con la cupola talebana ma Washington è prudente. Gli americani sono per dare una spallata militare ai talebani, ma l'annunciata offensiva che ha per obiettivo Kandahar non convince Karzai. Sono le enormi difficoltà di una guerra da cui tutti vorrebbero uscire, ma in modi diversi

Ci sono almeno tre passaggi importanti nelle prossime settimane che torneranno a far parlare dell'Afghanistan, al di là delle cronache di morti e attentati.

Leggi tutto...

SORPRESA MOCKUS? 27/5/10

Venerdì 10 Settembre 2010 09:47

Colombia

Domenica si vota in Colombia. L'analisi di Guido Piccoli per Lettera22

Domenica si vota. La novità non è questa.

In Colombia si è sempre rispettata la forma, anche quella della democrazia: un solo colpo di stato nell'ultimo secolo (oltre tutto pilotato dai due partiti fotocopia, il liberale e il conservatore) è un bel record nel continente dei golpe. Bella democrazia, peccato che voti sempre meno della metà degli aventi diritto e che quelli che vanno alle urne siano in buona parte pagati o minacciati. E peccato che siano stati ammazzati i candidati con possibilità di vittoria che avessero osato mettere in discussione non dico le fondamenta del regime (come il sistema economico o l'alleanza - anzi, la sudditanza- con gli Stati Uniti), ma anche che sembrassero voler colpire la corruzione, l'impunità o attenuare le ignobili differenze tra ricchissimi e poverissimi. Basta fare due nomi, quello di Jorge Eliécer Gaitán e Luis Carlos Galán, due leader liberali ammazzati dallo Stato per mano di sicari civili: un disperato nel primo caso nel 1948, dei mafiosi nel secondo nel 1989.

Leggi tutto...

BICENTENARIO AGENTINO 26/5/10

Venerdì 10 Settembre 2010 09:47

Argentina

 

 

di Fabio Bozzato

 

Buenos Aires - Il coma celebrale di Gustavo Cerati è una malinconia in più al Bicentenario argentino. Nato a Buenos Aires cinquant'anni fa, è considerato l'icona del rock latinoamericano. Per due decadi, tra gli Ottanta e i Novanta, ha attraversato il Sudamerica con la sua band Soda Stereo e come solista. Se anche sopravvivesse, le conseguenze dell‚Äôischemia che lo ha colpito i giorni scorsi, subito dopo un concerto a Caracas, lasciano increduli: afasia di espressione e problemi di linguaggio, oltre che blocco motorio. Il dramma di Cerati sembra una metafora delle paure che il Paese continua a vivere.

Leggi tutto...

DISASTRO AEREO A MANGALORE

Venerdì 10 Settembre 2010 09:47

India

di Theo Guzman


Siddique Sulaiman aveva preso il volo per assistere al funerale di suo padre a Kasaragod. La sua morte, assieme a quella di oltre 150 persone sul volo Dubai-Mngalore, è una delle tante tragedie nella tragedia.

 

Il Boeing 737 dell'Air India Express per Mangalore, nello stato meridionale indiano del Karnataka, era pieno di lavoratori che facevano ritorno dal Golfo: uno dei tanti voli che riportano a casa la manodopera che ormai stabilmente lavora negli emirati arabi e che costituisce la spina dorsale della loro economia.

Leggi tutto...

KARZAI: NELL'ANGOLO MA CON UN ASSO IN MANO

Venerdì 10 Settembre 2010 09:47

Afghanistan

di Emanuele Giordana

E’ difficile stabilire quando si sia irrimediabilmente guastato il rapporto tra Washington e il presidente afgano. Hamid Karzai, tutto sommato un afgano della diaspora, era sembrato, non solo agli americani, l’unico cavallo di razza su cui puntare nel 2001-2002. Adesso la relazione è molto sfilacciata. Gli Stati uniti si lamentano, e il presidente Obama avanza pressanti richieste ufficiali. Il suo vice, Joe Biden, ha persino oltrepassato il fragile confine della cortesia diplomatica già nel febbraio del 2008, quando durante un pranzo gettò sul tavolo il tovagliolo in un gesto di frustrazione verso Karzai. Il fatto però è che una “working relationship” resta per ora obbligata e senza alternative, a dispetto di incidenti e oscillazioni.

 

Leggi tutto...

DIETRO IL CASO EMERGENCY 17/4/10

Venerdì 10 Settembre 2010 09:47

Afghanistan

L’esercito americano ha chiuso in Afghanistan il fortino nella valle di Korangal. In termini di vite umane era costato 42 soldati e centinaia di feriti. Molto sforzo per nulla perché la valle nella provincia di Kunar, desertica e spopolata, restava e resta saldamente in mano talebana nonostante l’impiego di risorse materiali e umane. Non è l’unico avamposto sigillato: nel 2007 e nel 2008, spiega il New York Times, due fortini e una base satellitare sono stati chiusi nella valle di Waygal in Nuristan e nel 2009 due ne son stati chiusi, sempre in Nuristan, nell’area di Kamdesh. Con la base di Korangal sono state abbandonate anche altre cinque basi satellitari. Qualcuno (oltre ai giornali americani) se n’è accorto? La fortissima attenzione che abbiamo sul caso del personale di Emergency, giustificata dall’indignazione per il fatto che si tratta di italiani, umanitari e volontari probabilmente coinvolti in una oscura manovra, rischia di farci dimenticare la cornice in cui si dipana il quadro della vicenda. E in questo caso la cornice è quanto mai parte del quadro e lo condiziona pesantemente. Oltre la guerra, che ne è ovviamente lo sfondo naturale. La recente vicenda di Emergency scoppia in un momento delicatissimo nei rapporti tra Kabul e Washington e, di riflesso, con tutti gli alleati occidentali dell’Afghanistan. Un momento in cui la corda è tesa, la tensione è alta, gli screzi all’ordine del giorno. I colpi bassi pure. Un quadro aggravato, come racconta la vicenda dell’avamposto di Korangal, da un discreto nervosismo che caratterizza i manovratori di Isaf Nato, il generale McChrystal in particolare, cui spetta il compito di dimostrare, entro sei-otto mesi, che aver portata i 1300 soldati americani del 2001 ai 70mila attuali (più o meno dispiegati e in crescita) è un’impresa con un senso. Sul piano politico la corda si è sempre più tesa dopo gli attacchi sferrati a giorni alterni a Karzai dalla stampa americana, da mezze dichiarazioni ufficiali o di questo o quell’anonimo funzionario. Infine, quando a fine marzo il parlamento afgano ha bocciato la legge con cui Karzai voleva assicurarsi il pieno controllo di una commissione elettorale, il presidente è letteralmente esploso, coprendo i suoi alleati di insulti e pesantissime accuse. La recente visita di Obama in Afghanistan inoltre ha sgombrato il campo da nubi solo fino a un certo punto tanto che, a inizio aprile, la visita di Karzai a Washington del prossimo 12 maggio sembrava sul punto di saltare. Come insegna l’esperienza, quando la corda politica si tende troppo e quando il presidente si sente nell’angolo, partono i colpi di coda. Difficile escludere che quello contro Emergency non rientri in una strategia per alzare il prezzo: colpire Emergency per parlare a Roma (la nuora) perché, in ultima analisi, Washington (la suocera) intenda. Sul piano militare la situazione non è meno tesa. Dopo che l’Operazione Moshtarak ha dato la prima spallata in febbraio ai comandi talebani dell’Helmand, ora McChrystal vuole prendere di petto la regione di Kandahar e rendere finalmente sicura la sua capitale. Il nuovo piano strategico è quello di abbandonare avamposti inutili e onerosi concentrandosi sulle aree dove il controllo del governo è debole e inesistente, “proteggendo” gli afgani dai talebani. Una scommessa forte. Ma la turbolenza politica non aiuta. Karzai ha fatto un giro di visite dai capi villaggio della zona (gli “elder” o anziani come si dice in gergo) rassicurandoli sul fatto che nulla si farà in futuro sul piano militare senza il loro accordo. McChrystal è in fibrillazione: deve assecondare due presidenti, il suo e quello afgano, ma fino a che punto? Il generale ha anche un’altra preoccupazione. Nonostante promesse, rassicurazioni e cambio delle regole d’ingaggio, i suoi ragazzi continuano a sbagliare: sparano sulle corriere, ai posti di blocco, lungo le strade come purtroppo avviene in ogni guerra. Nemmeno questo aiuterà un conflitto che, per arrivare a soluzione, ha puntato tutto, per l’ennesima volta, sull’opzione militare. Inevitabilmente prigioniera delle logiche perverse della guerra (vittime civili, consenso in calo, perdite) e di quelle altrettanto minate della politica. Di cui Emergency sembra pagare in parte il conto.

Zona22
il supplemento culturale di Lettera22 diretto da Attilio Scarpellini

Comunicazione

Lettera22 opera come agenzia di comunicazione, ufficio stampa e servizi editoriali