PIRATI!
Scritto da Redazione
07 Settembre 2010
Un gruppo di ragazzi armati fino ai denti , arrivati a sorpresa a bordo di un piccolo scafo, attacca un cargo al largo del Golfo di Aden. A bordo della nave, pero’, i marinai sono sull’allerta e , poco dopo, arriva in soccorso una delle unita’ militari che da un paio d’anni pattugliano lo specchio d’acqua. Dal cielo, si cala un elicottero della Nato e dopo una breve scaramuccia cinque o sei pirati sono immobilizzati e catturati.
Gianna Pontecorboli corrispondente da New York
Al largo della Somalia, scene simili si ripetono ormai quasi giornalmente. Ma poi, che cosa succede?
La settimana scorsa, il segretario generale dell'Onu, Ban Ki -Moon, ha presentato ai quindici paesi del consiglio di sicurezza le sue proposte per giudicare e perseguire i pirati somali. Nel solo 2010, ha spiegato il segretario generale nel suo rapporto, vi sono stati nelle acque del golfo di Aden 139 episodi di pirateria marina e una trentina di navi sono state sequestrate.
MAPUCHE, LE ATTENZIONI DEI SERVIZI 6/9/10
Scritto da Redazione
06 Settembre 2010
Si consigliava di non militarizzare il sud del Cile dove si concentra la popolazione mapuche, di non considerare come terroriste le loro rivendicazioni e di rendersi conto delle condizioni di “abbandono e frustrazione delle comunità indigene” come radice del conflito secolare. E’ il contenuto di un dossier scritto non da organizzazioni per i diritti umani, ma dai servizi di intelligence cileni, consegnato a Michelle Bachelet, alla fine del suo mandato presidenziale.
Fabio Bozzato da Buenos Aires
Lo ha rivelato il quotidiano “La Nacion,” ora che la questione indigena è tornata alla ribalta dei media e del mondo politico, con l’aggravarsi delle condizioni di salute dei 32 detenuti mapuche in sciopero della fame dal 12 luglio scorso. Dalle carceri di Concepcion, Temuco, Angol, Lebu e Valdivia dove stanno scontando condanne pesantissime, gli attivisti indigeni chiedono allo Stato di rivedere la legge antiterrorismo e di riaprire un tavolo di trattativa.
Dopo mesi di silenzio, il governo ha risposto i giorni scorsi con un’inaspettata apertura. Il presidente Sebastian Pñera ha inviato al Congresso due proposte di legge per restringere l’ambito di applicazione del codice militare e ridimensionare le misure anti-terrorismo. Inoltre, sembra abbia chiesto aiuto alla Chiesa cattolica, per convincere i detenuti a sospendere lo sciopero e per svolgere un ruolo attivo di mediazione.
In memoria di Toni Fontana
Scritto da Paola Caridi
01 Settembre 2010
Commenti e Opinioni - Commenti
No, non avrei mai immaginato di dover scrivere di Toni. Di dover scrivere che Toni Fontana è morto. L'amico degli ultimi vent'anni, l'amico che mi aveva scelto come testimone alle sue nozze con Barbara, in chiesa - da agnostico - per rispetto a lei e alla sua fede profonda. L'amico sulla cui terrazza, assieme a un piccolo gruppo di uomini e donne, abbiamo condiviso ideali sani, risa, gli immancabili piatti di pasta al sugo. L'amico coerente, il cronista di razza, l'uomo che ha raccontato le guerre così come ha raccontato la deriva razzista del nostro paese nel suo ultimo libro (edizioni Nutrimenti), che guarda caso s'intitola L'apartheid. L'uomo del profondo Nord-Est, Feltre, provincia di Belluno, cresciuto bene da una donna ritrovatasi vedova e con due figli troppo presto. L'uomo che ha faticato: gli studi a Bologna, e lì i primi passi nel giornalismo. E poi Roma, la Roma degli anni Novanta, la stagione da inviato di guerra, dalla Guerra del Golfo del 1991, al lungo conflitto balcanico, passando per quell'amore profondo per l'Africa raccontato con una capacità rara di coniugare la pietas per il destino degli uomini con l'onesta e chiara descrizione della realtà che vide con i propri occhi. Anche realtà dure: i cadaveri in un fiume del Centro Africa, le migliaia di profughi, l'umanità dolente tra Croazia e Bosnia. Realtà dure, durissime, quasi impossibili da digerire, descritte con quel rispetto raro che ogni cronista dovrebbe avere.
Uomo di poche parole, uomo che della sua montagna aveva conservato il passo costante e la serietà, Toni Fontana amava veramente il suo lavoro di giornalista, cronista, interprete della realtà. Non credo avrebbe potuto fare altro se non questo, nella sua vita. Questo non vuol dire che nella vita non avesse altro. La sua famiglia, sua moglie Barbara, di cui s'innamorò in un batter d'occhio, la loro amatissima figlia Beatrice, il loro comune affetto per la Spagna. E il suo amore per la famiglia, per ciò che c'è fuori dal lavoro, oltre il lavoro, fuori dalle beghe professionali, ne faceva l'uomo che Toni Fontana è stato per tutti i 55 anni della sua vita, stroncata da un infarto, stanotte, mentre partecipava a un convegno - non deve stupire, appunto... - sulla legalità. Toni Fontana è stato (questo tempo passato è terribile) un uomo di grandi passioni, sempre, un uomo che ha ingoiato la vita. Forse il suo cuore non ha retto a questo abbraccio così forte e potente, in cui Toni cercava di contenere tutto.
Chissà perché, mentre piango da stamane la sua mancanza, mi viene in mente una passeggiata sulle Dolomiti, in cui ci insegnava a camminare. Lento o veloce, non ha importanza. L'importante è mantenere sempre lo stesso passo, senza mai cambiare. La sua coerenza era tutta qui. Assieme a un'ironia che tutti noi che l'abbiamo conosciuto ci portiamo dentro, nel nostro lessico famigliare, nelle stesse boutade che ancora usiamo dopo tanti anni. Sempre uguali, anch'esse, come il suo passo in montagna.
Per chi volesse ricordare Toni, i modi sono vari. C'è anzitutto L'Unità, il suo giornale, da sempre. Sull'Unità online è stato aperto lo spazio ai commenti. E poi c'è la sua pagina Facebook, per inviargli - per così dire - un messaggio personale. Come qualcuno ha già fatto.
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